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Dal 19 novembre all’8 dicembre 2011 il Museo Ugo Guidi (MUG) e il Logos Hotel a Forte dei Marmi ospitano la mostra del pittore Giuseppe Bianco. Scrive Diletta Biondani:“Giuseppe Bianco, giovane artista di origini lucane, sceglie il tipo di tecnica a seconda di ciò che intende rappresentare: i lavori eseguiti a spray, infatti, si riferiscono spesso ad un mondo per certi versi antico, fatto di valori, tradizioni e gesti che, se l’artista non recuperasse per riportarli alla luce, probabilmente andrebbero perduti per sempre. L’effetto desiderato è leggero e sfumato, lo sfondo si dissolve nell’immagine stessa, come se si trattasse di una vecchia fotografia che sta cominciando a sbiadire per colpa del tempo. I soggetti trattati sono ritratti di famiglia, piccoli scorci di  quotidianità come un pescatore che ripara le sue reti, o un nonno e il suo nipotino che guardano assieme il mare. Il mare impersona il legame fortissimo e viscerale dell’artista con la sua terra, è uno dei soggetti più trattati, con l’intento di coglierne, di volta in volta lo spirito, l’essenza, sempre diversa a seconda dell’ora del giorno, della luce, delle condizioni atmosferiche, del vento. La ricerca si rivolge ad una resa il più possibile realistica, senza trascurarne tuttavia l’aspetto simbolico. Il mare viene trattato come fosse un soggetto umano, la volontà è quella di descriverne lo stato d’animo, raccontarne la calma o l’agitazione data dalla spuma e dai flutti.Ogni opera rappresenta una storia, l’artista racconta la sua visione di un mondo fatto di personaggi quasi magici che compiono azioni arcaiche, che descrivono valori fondamentali, come la gentilezza ( nel dipinto “Primo appuntamento” la ragazza tiene in mano un mazzolino di fiori appena regalatole dal compagno) o sentimenti importanti come l’affetto familiare (“Famiglia”). Fanno parte di questo gruppo anche le opere dedicate alla guerra o alle manifestazioni di piazza. I personaggi in questo caso non sono caratterizzati, è come se rimanessero senza volto, i soldati sono semplici ombre nella foschia della trincea, quello che li rende immediatamente riconoscibili sono le armi, gli elmetti, l’equipaggiamento. La scelta dell’artista di non mostrare i volti dei soldati o dei manifestanti nel caso delle pubbliche sommosse corrisponde alla precisa volontà di rappresentare non una guerra in particolare ma tutte le guerre, così come tutte le rivoluzioni, si tratta qui di azioni e sentimenti che toccano e coinvolgono tutta l’umanità. La guerra e la rivoluzione sono intese come distruzione e annullamento che preludono alla rinascita, ad una nuova genesi. Al concetto di genesi, intesa come inizio, nascita, si ricollegano anche quelle opere in cui Giuseppe Bianco celebra quella semplicità dei gesti e quei valori che rendono il passato uno spunto, una traccia per affrontare quello che viene. L’universo dell’artista è costellato di azioni valori e tradizioni che vengono scelte per essere salvate e rivisitate con una tecnica, quella dello spray, che le rende attuali e contemporanee, pur senza togliere loro quel gusto e quel sapore antico. Le radici, la conoscenza e la coscienza profonda di ciò che si è e delle proprie origini sono ciò che rendono possibile un futuro, una sorta di rinascita dello spirito che ritrova se stesso.Anche per quanto riguarda l’altra tecnica usata dall’artista, l’acrilico in combinazione con lo spray, si riferisce in qualche modo a qualche cosa di arcaico. Vengono infatti rappresentati con questa tecnica personaggi appartenenti a popoli che hanno mantenuto forte ed intatta nel tempo la loro identità, nonostante lo sterminio che è stato loro perpetrato e tutte le difficoltà di vivere da diversi nel mondo attuale, come gli aborigeni, gli shamani, i masai.  Le linee spigolose, i contorni fortemente definiti, i segni spessi sono tutti simboli e sinonimi della forza e della immutabilità di questi personaggi, che spesso hanno difeso a costo della vita le loro radici, lo spirito del loro popolo.”

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