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La mostra “Armando Buso. I Segni della Vita”, curata da Antonio Parpinelli, nasce come un omaggio, a trentasei anni dalla scomparsa, all’artista che ha saputo ritrarre la sua terra, Oderzo, con il suo mondo rurale fatto di sudore e ristrettezze, e proporci una riflessione universale sulla condizione umana. Trenta opere, tra disegni e dipinti che vanno dagli anni Trenta alla metà degli anni Settanta, per testimoniare il lavoro di ricerca e sperimentazione portato avanti per tutta una vita, non solo nel suo paese di orgine, da Armando Buso, allievo di Umberto Martina, che lontano da qualsiasi accademismo ha sempre cercato espressioni svincolate e personali verso una totale libertà comunicativa. L’apice della sua carriera è stato nel 1948 quando,invitato alla Biennale di Venezia, è stato apprezzato per la spontaneità della sua gestualità e l’intraprendenza delle sue cromie.Quello di Buso è il racconto di uomini e donne nella loro dura quotidianità fatta di povertà e sofferenza, ma al tempo stesso di dignità e orgoglio. Instancabile disegnatore, col suo segno forte, essenziale e istintivo ha dato la parola ad una umanità umile e offesa cercando di riscattarla. “Con pochi tratti – scrive il curatore Antonio Parpinelli – riuscirà sempre ad esprimere l’essenza di un volto, probabilmente più psicologico che reale, anche quando i suoi gesti al carboncino si imbatteranno nel colore”. In esposizione accanto ai ritratti di gente comune o di malati mentali saranno proposti i dipinti con i paesaggi della campagna veneta, toscana o spagnola – frutto dei suoi viaggi – e i suoi studi sul tema del circo. “Per il suo modo di dipingere – continua Parpinelli -, di vedere e di concepire la vita e la condizione umana, per quel suo tratto al contempo deciso e gestuale, per quella sua maniera rapida e dissoluta di concepire le forme, per quel suo metodo di stendere con estrema passione la materia colorata fin quasi a volerne ascoltare la pungente melodia legata al contatto con la tela, potremmo considerare Buso come l’ultimo degli espressionisti italiani del ‘900″.Note biograficheArmando Buso nasce il 28 giugno 1914 a Tezze (Treviso). Dimostra molto precocemente una predisposizione naturale al disegno. Nel 1932 viene notato dal notaio Angelo Parpinelli: cultore d’arte e collezionista, Parpinelli presenta Buso a Umberto Martina, che lo accoglie nel suo studio veneziano. Inizia così un sodalizio che dura fino alla morte, nel 1945, del maestro. Con Martina e Virgilio Tramontin collabora all’esecuzione degli affreschi del Duomo di Portogruaro. Nel 1942 viene invitato a esporre alla Biennale di Venezia. Verso la metà degli anni Quaranta il suo disegno si libera dalla tecnica chiaroscurale per conquistare la fluidità della linea funzionale, del “segno unico” che genera forme e spazio. Nel 1948 è ancora alla XXIV Biennale di Venezia. Nel 1961 compie un viaggio in Francia e in Spagna. Quest’ultimo paese gli suggerisce una serie di lavori. Nel 1963 espone alcune incisioni su linoleum alla “V Biennale d’incisione contemporanea” di Venezia e vince il primo premio nella sezione dedicata alla xilografia. Il 17 dicembre 1975 muore improvvisamente. Nel suo studio aveva appena abbozzato un ritratto di Umberto Martina.Molte sono le mostre tenute da Buso. Per un elenco dettagliato si rimanda alla mostra retrospettiva organizzata al Museo Ca’ da Noal di Treviso (Armando Buso, a cura di Adriano Màdaro con indagine critica di Giuseppe Marchiori, Istituto Veneto di Arti Grafiche, Padova 1977) e alla pubblicazione Nel segno di Buso, edizione BeccoGiallo 2007 a cura di R. Costella.

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